GAUM

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Gruppo Aree Umide Minori

Anno della Salamandra

Care amiche, cari amici,

In occasione delle festività di fine anno il GAUM ha deciso di fare un regalino a tutti quelli che seguono le nostre attività. E dal momento che il PARC (un’associazione internazionale che riunisce gruppi di tutto il mondo che si occupano della conservazione degli anfibi) ha nominato il 2014 “anno della Salamandra”, abbiamo deciso di farvi un regalo a tema.

Chi sta già pensando “e vai! ci regalano un portachiavi a forma di salamandra” o qualcosa del genere, rimarrà deluso. Infatti il nostro regalino sono 3 brevi scritti dedicati ciascuno a una specie dell’ordine degli Urodeli (gli anfibi con la coda, come le salamandre). Gli Urodeli sono animali che spesso passano inosservati. Sono abbastanza diffusi sul territorio italiano ma, nonostante ciò, in pochi ne conoscono l’esistenza: qualche anno fa, mio cugino di 7 anni disse alla maestra che l’avevo portato a vedere i tritoni e lei gli rispose di non inventarsi le cose perché i tritoni sono esseri mitologici e non esistono! Ma i tritoni esistono; e anche se molti pensano che siano lucertole o che assomiglino ai dinosauri, questi animali sono anfibi, come le rane.

I tre pezzi che vi presentiamo, scritti da tre erpetologi, ci aiuteranno a dare un volto a questi animali. I primi due scritti sono dedicati rispettivamente alla Salamandrina dagli occhiali (scritto dalla nostra Sara) e ai Geotritoni (scritto da Giacomo Bruni); in questi pezzi sono state raccolte le curiosità e gli aspetti più strani e affascinanti della vita di questi anfibi. Il terzo pezzo, invece, scritto da Danio Miserocchi è un’avvincente novella fantastica dedicata al più famoso degli urodeli: la Salamandra pezzata. Ringraziamo la nostra amica Patrizia Scaglia, naturalista e illustratrice, che ci ha fatto dono di un disegno di Salamandra pezzata che pubblicheremo col terzo racconto.

Con questo regalo speriamo di riuscire a farvi scoprire e apprezzare il mondo degli Urodeli, un gruppo poco conosciuto ma che è parte essenziale dell’ecosistema e che, come il resto degli anfibi, è minacciato dalle attività dell’uomo e dalla distruzione dei loro habitat.

Di seguito riportiamo il testo scritto da Sara Lefosse sulle Salamandrine.

Gli altri testi verranno pubblicati domani e dopodomani.

Buone feste!

il GAUM

 

Eppure esistono!

di Sara Lefosse

 

Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata)

Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata)

 

A molti sarà capitato di trascorrere qualche ora in un bosco, per semplice svago o con uno scopo ben preciso come la raccolta di funghi e di frutti selvatici. Qualcuno saprebbe riconoscere la vegetazione presente: pungitopo, leccio, asparago, ciclamino, castagno, faggio… Eppure in questi stessi ambienti più o meno familiari vivono animali quasi invisibili che sono ancora ignoti a diverse persone; sto pensando in particolare ad alcuni casi emblematici all’interno del gruppo degli anfibi. Tutti gli anfibi senza la coda vengono spesso indicati come ranocchio, termine generico forse assimilato dalle favole dell’infanzia. Gli anfibi con la coda, come le salamandre e i tritoni, invece, sono spesso sconosciuti o vengono scambiati per rettili. Ad esempio in Toscana tarantola e tarantolina sono il nome comune del geco (che è un rettile) e di un anfibio, la salamandrina dagli occhiali. Anche se in alcune zone si conservano nomi locali segno di una vecchia familiarità, la conoscenza che si ha degli anfibi è spesso superficiale e confusa. Probabilmente ciò è dovuto in parte alle abitudini per lo più notturne di questi animali oltre che alle piccole dimensioni che ad esempio nel caso delle salamandrine non superano quasi mai 10cm. Ad ogni modo nonostante qualcuno ne confonda le generalità o ne ignori l’esistenza, nel sottobosco e nei parchi dall’appennino fino quasi al livello del mare si muovono lenti e silenziosi i membri di due diverse specie di salamandrina, Salamandrina perspicillata e Salamandrina terdigitata,in genere indicate con il nome comune di salamandrina dagli occhiali.Sono animali di piccole dimensioni, ma come sono fatti questi anfibi con la coda che per qualcuno non hanno ancora un’identità? Le due specie hanno un aspetto molto simile; immaginate un animale con un capo più o meno arrotondato, un busto allungato e snello, due arti anteriori e due posteriori e ovviamente una coda. La forma del corpo ricorda più quella di una lucertola che dei ranocchi che conosciamo, ma invece si tratta proprio di un anfibio! La colorazione del dorso è scura ad eccezione di una piccola macchia biancastra a forma di V sul capo, mentre la parte ventrale del corpo ha una colorazione più vivace rossa, bianca e nera. La macchia sul capo spicca decisamente e poiché ricorda un paio di occhiali ha dato ispirazione al neologismo perspicillata (da perspicillum, cioè occhiali) oltre che al nome comune, salamandrina dagli occhiali appunto. Il nome terdigitata dell’altra specie deriva invece dalla prima salamandrina descritta. Siamo alla fine del ‘700 e allo zoologo francese Lacépède viene recapitato un esemplare morto con tre sole dita di quella che era all’epoca una nuova specie da descrivere, le trois-doigts appunto. In quel caso si trattava di un numero ridotto di dita dovuto forse al cattivo stato di conservazione o ad un’anomalia, ma il numero delle dita nelle salamandrine è comunque una loro particolarità. Tutti gli anfibi con la coda possiedono infatti quattro dita nelle zampe anteriori e cinque nelle posteriori, mentre le salamandrine ne hanno quattro in entrambe le paia. Per avere un’idea della loro distribuzione possiamo dire che Salamandrina perspicillata e Salamandrina teridigitata vivono rispettivamente al centro-nord e al sud della penisola italiana. Sarà difficile da credere ma attualmente non si trovano proprio in nessun altro posto al mondo, anche se fino a meno di 65 milioni di anni fa occupavano altre zone del Mediterraneo come testimoniamo i reperti fossili rinvenuti in Sardegna e in Grecia. Poiché passano per lo più inosservate, non è del tutto nota la distribuzione precisa delle salamandrine e solo ricerche mirate hanno consentito di rivelarne la presenza in nuove località. Ad esempio in Toscana negli ultimi anni sono state trovate sulle colline costiere conosciute come Monti Livornesi, per il momento unico dato per la provincia di Livorno (1).

Un po’ di confusione viene spesso fatta sulla velenosità degli anfibi. Savi, naturalista pisano dell’800, per estinguere ogni dubbio descrive i suoi esperimenti condotti per accertarsi dell’infondatezza di certe credenze sulle salmandrine dato che Maupertuis l’aveva dimostrata solo per le salmandre (2). Nonostante le secrezioni delle ghiandole degli anfibi hanno in genere un minore effetto di quello che può provocare affettare una cipolla, la tradizione popolare dipinge spesso questi animali come pericolosi. Persino in una novella di Boccaccio (3), alcune persone muoiono dopo aver mangiato della salvia contaminata dall’alito velenifero di un rospo. È vero che alcune specie tropicali possono secernere tossine letali (le piccole rane Dendrobates utilizzate dagli indigeni per avvelenare le frecce sono un classico esempio), ma non esistono casi simili alle nostre latitudini.

Le secrezioni della pelle degli anfibi non ne fanno ad ogni modo delle prede particolarmente prelibate. Forse proprio per ammonimento a possibili malintenzionati le salamandrine curvano il corpo in vario modo per mettere in mostra i colori più accesi della parte ventrale. Questa particolare postura viene assunta anche dai giovani che non hanno ancora la colorazione sgargiante tipica degli adulti.

Una volta appurato che non si tratta di animali pericolosi, se voleste andarle a cercare, non limitatevi a guardare in acqua! Diversamente da quanto alcuni pensano, il legame degli anfibi con l’acqua non è così vincolante. Solo le larve infatti dipendono strettamente da questo elemento e ciò non è valido nemmeno per tutti gli anfibi. Tra gli adulti di salamandrina solo le femmine si recano in acqua dove vanno a deporre le uova; generalmente si tratta di un corso d’acqua a scorrimento lento, ma può trattarsi anche di un sito artificiale come un abbeveratoio. In acqua le femmine subiscono una serie di modifiche interne per cui si riattiva un sistema di recettori che è presente in genere nella fase larvale e nei maschi adulti ha solo funzione vestigiale. Si tratta della linea laterale, simile a quella che possiedono i pesci, è utile per i movimenti in acqua. Le salamandrine generalmente non sono attive nei periodi dell’anno troppo caldi o troppo freddi, ma nei diversi luoghi dove la specie è presente sono state osservate femmine in deposizione quasi in tutte le stagioni. Il periodo della deposizione, così come quello di attività, varia molto da luogo a luogo e dalle tendenze climatiche annuali.

Se è vero che l’acqua è importante principalmente per la riproduzione degli adulti e lo sviluppo delle larve, è anche vero che il rischio di disidratazione condiziona in generale l’attività all’aperto degli anfibi e anche delle salamandrine. Infatti esse tendono ad uscire in condizioni di elevata umidità dell’aria poiché la loro pelle è molto sottile e deve essere mantenuta umida per facilitare lo scambio di ossigeno tra l’esterno e l’interno del corpo, anche se non ha l’aspetto tipicamente lucido di altri anfibi. Ma dove vanno le salamandrine quando non si muovono per il sottobosco?! Si rintanano in buchi del terreno e fra le fessure delle radici, magari in attesa di un acquazzone. Forse non le vediamo, ma loro potrebbero essere proprio intorno a noi!

(1) Lefosse S., Riga A, Sammartino F. 2014.  Prima segnalazione di Salamandrina perspicillata (Savi, 1821) (Amphibia, Urodela) nei Monti Livornesi. In Lenzi A. et al.  (a cura di). Codice Armonico 2014. Quinto congresso di Scienze Naturali Ambiente Toscano. Edizioni ETS, Pisa. pp 96-103.

(2) Memoria sulla Salamandra perspicillata del Dottore Paolo Savi. Pisa, presso Sebastiano Nistri, 1823.

(3) Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1985 Giornata IV novella 7.

2 Responses to Anno della Salamandra

  1. molto interessante, fa venire voglia di andare per boschi in cerca di tritoni e altri animali “mitologici”!!!!

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  2. Brava Sara,il tuo scritto e’ fresco ,vivace e chiaro.Si percepisce la tua passione.

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