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Gruppo Aree Umide Minori

Anno della Salamandra/2

Pubblichiamo il secondo articolo, dedicato questa volta ai geotritoni.

Buona lettura!

I sorprendenti Geotritoni

di Giacomo Bruni

Le prime immagini che vengono in mente pensando agli anfibi sono le rane e i loro girini. La parola stessa anfibio (dal greco “amphibios” = “doppia vita”) indica due distinti stadi con una diversa biologia. Ebbene non è sempre così che funziona: alcune specie di anfibi si sono adattate ai vari ambienti sconvolgendo il classico ciclo uovo – larva – anfibio adulto. In particolare in una famiglia di salamandre, i Pletodontidi, molte specie sono totalmente terrestri e svincolate dall’ambiente acquatico: le uova vengono deposte a terra e da queste nasceranno piccoli già metamorfosati. Esistono circa 450 specie di Pletodontidi, distribuiti quasi esclusivamente nel continente americano, dal Canada alla Bolivia (una sola specie è nota per l’Asia).

In Europa sono presenti 8 specie, 7 delle quali vivono esclusivamente nel territorio italiano. Sono i geotritoni, salamandre appartenenti al genere Hydromantes, diffuse in California (Sierra Nevada) e nell’area mediterranea (Francia e Italia). 3 specie sono diffuse nella penisola italiana: Hydromantes ambrosii (province di La Spezia e Massa Carrara), Hydromantes italicus (diffuso lungo l’Appennino dalla provincia di Lucca fino alla provincia di Pescara) e Hydromantes strinatii (Francia meridionale, Liguria, Piemonte meridionale, province Massa Carrara, Pavia, Piacenza e Parma). Inoltre ben 5 specie sono presenti esclusivamente in Sardegna: Hydromantes flavus (catena del Monte Albo), Hydromantes imperialis (province di Nuoro, Oristano e Cagliari), Hydromantes sarrabusensis (Monte dei Sette Fratelli), Hydromantes supramontis (Supramonte) e Hydromantes genei (Sulcis-Iglesiente). L’origine dell’attuale distribuzione dei geotritoni è un affascinante mistero da risolvere, di fatto Hydromantes è l’unico genere di anfibi urodeli presente sia in America che in Europa! Non è infatti chiaro come mai il genere si trovi solo in California, in Francia e in Italia e le ipotesi degli scienziati sono spesso in contrasto fra loro: c’è chi sostiene che i geotritoni si siano spostati attraverso la Groenlandia quando questa era libera dai ghiacci, mentre altri affermano che abbiano utilizzato lo stretto di Bering (1-2). Anche la stessa distribuzione delle specie europee deve ancora essere chiarita; analisi genetiche infatti hanno rivelato che H. genei è la specie più ancestrale, mentre le altre 4 specie sarde sono maggiormente imparentate con le 3 specie continentali (3), pertanto la migrazione verso la Sardegna è avvenuta due volte, probabilmente attraverso la Corsica dove la specie non è attualmente presente.

Geotritone

Geotritone

Nonostante questa abbondanza di specie, la maggior parte degli italiani ignora l’esistenza dei geotritoni perché, a differenza di altri anfibi più noti come le rane, i geotritoni non cantano, non sono grandi come i rospi e non hanno colorazioni appariscenti come le salamandre pezzate. I geotritoni adulti infatti passano spesso inosservati per le loro dimensioni (un geotritone adulto misura dai 9 ai 15 cm) e per la loro colorazione sostanzialmente mimetica e molto variabile con tonalità giallastre, brune, grigie, verdi oliva, aranciate e rossastre. Anche le loro abitudini contribuiscono a renderli invisibili ai più: come suggerisce lo stesso nome “geo-tritone”, si tratta di anfibi legati alla terra e in particolare all’ambiente ipogeo, costituito dagli spazi presenti all’interno del terreno stesso. L’ambiente tipico dove si rinvengono più spesso i geotritoni sono le grotte, dove questi anfibi trovano condizioni di temperatura e umidità ideali. Nonostante si tratti di anfibi totalmente terrestri necessitano di elevate umidità per sopravvivere: sono privi di polmoni e respirano principalmente attraverso la pelle, che deve essere mantenuta umida per garantire gli scambi gassosi. Le grotte sono l’unico spiraglio dal quale l’uomo può accedere e sbirciare nel misterioso mondo dei geotritoni. Oltre che nelle grotte i geotritoni sono anche diffusi in ambienti boschivi e vicino alle nostre case, principalmente nei muretti a secco. Ma come fare per osservarli? In particolari condizioni climatiche i geotritoni escono dal loro mondo sotterraneo e si affacciano all’esterno, solitamente dopo la pioggia e nelle ore notturne. Le grotte hanno avuto un ruolo decisivo nell’evoluzione dei geotritoni, i quali hanno trovato al loro interno un rifugio stabile durante le glaciazioni. Dall’isolamento conseguente hanno avuto origine le attuali specie. Le grotte hanno anche plasmato l’aspetto dei geotritoni: le mani e i piedi sono palmati ma non servono per nuotare, bensì facilitano l’arrampicata e la sosta sulle ripide pareti rocciose. La forma di mani e piedi rende però difficoltosi gli spostamenti rapidi, pertanto non vedremo mai un geotritone inseguire una preda o scappare velocemente da un predatore. Allora come si cibano e si difendono i geotritoni? I geotritoni sono predatori estremamente specializzati: grazie ai grandi occhi possono vedere anche nella totale oscurità e senza spostarsi dalla loro posizione attendono il passaggio di un ragno o un insetto. Quando la preda è sufficientemente vicina la catturano estroflettendo velocemente la lunga lingua, come fa il più noto camaleonte. Non potendo contare su rapide fughe, i geotritoni si difendono dai predatori producendo delle sostanze dalla pelle, una sorta di veleno che irrita la bocca del potenziale predatore. Inoltre se disturbati su pareti verticali possono lasciarsi cadere ripiegandosi su se stessi, facendo assumere al corpo una forma rotondeggiante per attutire il colpo e rotolare via. I geotritoni non sono banali neanche nel corteggiamento; il maschio è dotato di due denti mascellari che utilizza per graffiare la pelle della femmina e una ghiandola sul mento che strofina sulla ferita per rilasciare delle particolari sostanze che favoriscono l’accoppiamento. La femmina del geotritone è una mamma premurosa, solitamente depone le uova in piccole cavità e le protegge avvolgendole col corpo. Le sostanze prodotte dalla pelle proteggono le uova da muffe e batteri che potrebbero impedirne lo sviluppo facendole marcire. Le uova si schiudono dopo 6-11 (4) mesi durante i quali la femmina le sorveglia allontanando possibili minacce. Dall’uovo nascerà un piccolo geotritone in grado di condurre da subito vita terrestre. I piccoli restano per alcuni giorni a contatto con la madre, salendoci addirittura sopra, prima di allontanarsi ed iniziare una vita autonoma. Solo in Hydromantes sarrabusensis è stato accertato il parto diretto di piccoli già formati. Un’altra caratteristica dei geotritoni, come di altri anfibi, è la capacità di rigenerare coda e arti qualora mutilati. In Hydromantes sarrabusensis e Hydromantes genei è stata anche osservato il distaccamento autonomo di un pezzo di coda come avviene nelle lucertole (Romano et al. 2010).

I geotritoni generalmente risentono meno di altri anfibi delle modifiche apportate dall’uomo all’ambiente, ma purtroppo alcune specie e popolazioni molto localizzate risultano più sensibili. L’uomo negli anni ha modificato o distrutto l’habitat dei geotritoni attraverso attività estrattive, disboscamento, inquinamento, captazioni idriche e disturbo causato da una fruizione poco rispettosa delle grotte. Altra minaccia è il prelievo diretto dei geotritoni, attività illegale in quanto le varie specie di geotritone sono protette da leggi regionali ed europee. Geotritoni, animali unici al mondo che abbiamo il dovere di rispettare e proteggere.

(1) Lanza, B., Pastorelli, C., Laghi, P. & Cimmaruta, R. (2006) A review of systematics, taxonomy, genetics, biogeography and natural history of the genus Speleomantes Dubois, 1984 (Amphibia Caudata Plethodontidae). Museo civico di storia naturale di Trieste.

(2) Vieites, D. R., Min, M. S., & Wake, D. B. (2007). Rapid diversification and dispersal during periods of global warming by plethodontid salamanders. Proceedings of the National Academy of Sciences, 104(50), 19903-19907.

(3) Van der Meijden, A., Chiari, Y., Mucedda, M., Carranza, S., Corti, C., & Veith, M. (2009). Phylogenetic relationships of Sardinian cave salamanders, genus Hydromantes, based on mitochondrial and nuclear DNA sequence data. Molecular phylogenetics and evolution, 51(2), 399-404.

(4) Lanza, B., Andreone, F., Bologna, M. A., Corti, C., & Razzetti, E. (2007). Fauna d’Italia, vol. XLII, Amphibia. Bologna: Edizioni Calderini de Il Sole, 24.

(5) Romano, A., Amat, F., Rivera, X., Sotgiu, G., & Carranza, S. (2010). Evidence of tail autotomy in the European plethodontid Hydromantes (Atylodes) genei (Temmick and Schlegel, 1838)(Amphibia: Urodela: Plethodontidae). Acta Herpetologica, 5(2), 199-206.